Inside Out 2, le emozioni crescono

Inside Out 2, le emozioni crescono

25/06/2024 0 Di AndreMovie

Ribadiamo l’alert: Inside Out NON è un prodotto per bambini. Non lo era il primo film, non lo è il sequel. Di questo, ovviamente, Disney e Pixar ne sono consapevoli sin dall’inizio e la genialata sta appunto nell’aver creato un bigino di psicologia travestito da film d’animazione per famiglie, capace di estendere, senza limiti d’età, un’audience ben più precisa.

I numeri infatti parlano chiaro: Inside Out 2 ha registrato la miglior apertura italiana di sempre per un film d’animazione (17 milioni di euro) e riempito di nuovo le sale con oltre 2 milioni di spettatori, grandi e piccini, anche di poco più di cinque anni, come ho visto nella mia sala.

Tutto molto bello per le casse dell’industria, ma credo che, per il pubblico dei genitori, possa essere utile porsi alcune domande. Perché va bene avvicinare il bambino a un film che propone concetti complessi con un linguaggio semplificato e un’estetica per tutti, MA:

  • Come può, un bambino piccolo, capire a fondo i complessi meccanismi di una storia che esplora la gamma di emozioni umane?
  • Come può capire davvero la distribuzione del peso di ciascuna di esse nella definizione della nostra (sua) personalità?
  • Con quale sensibilità può guardare un’emozione come Ansia prendere il controllo di una ragazzina di tredici anni in modo sempre più soffocante e fuori controllo?

Per essere davvero compreso e arrivare con tutta la sua forza, il messaggio di Inside Out ha bisogno di un occhio quanto più possibile maturo, o quanto meno consapevole. Se dovessi individuare il target più adatto alle tematiche, direi almeno dai dieci anni in su, che poi sono vicini all’età in cui ritroviamo la protagonista Riley. Inside Out 2 continua a raccontarci la sua crescita con la stessa intelligenza del capitolo precedente, di cui conferma e rafforza i punti vincenti (siparietti comici e l’immaginazione con cui è descritta l’architettura di tutto il centro di controllo emotivo), aggiungendo un ritmo più alto e convulso, a tratti quasi caotico. Non per difetti di regia o scrittura, piuttosto per coerenza con la confusione tipica dell’ingresso in pubertà, una fase che porta in Riley contrasti emotivi difficili da gestire.

Incertezza, cambiamenti, amicizie e un primo, vero sguardo verso il proprio futuro: tutte nuove finestre da cui entrano le new entry Imbarazzo, Noia, Invidia e – su tutti – la già citata Ansia. E’ suo il ruolo con il sottotesto più profondo e delicato, perché se all’inizio l’atteggiamento sembra complice verso Gioia & Co., quindi le emozioni che hanno definito la Riley bambina e continuano a farle da primo scudo protettivo, a poco a poco si rivela una presenza prevaricante, che sradica il principale nucleo identitario della protagonista per rimpiazzarlo con una nuova consapevolezza di sé.

Il suo però è un controllo illusorio e deflagra nel climax dell’ultimo atto, in cui Ansia si trasforma in un vortice paralizzante che diventa rappresentazione quanto più veritiera di un attacco di panico. Un attacco-di-panico in un film d’animazione. Per fortuna sua, un bimbo di cinque anni è ancora lontano dal conoscerne cause ed effetti. Chi è più grande, dovrebbe invece saperli interpretare e capire che Inside Out (1&2) forse non è il film giusto per lui, in quanto, nonostante l’adattabilità del prodotto, rischia di diventare un’esperienza assorbita solo in parte. Sarebbe un peccato.